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Il lusso che non si replica: Daniele Kihlgren e i borghi ritrovati d'Italia.

  • 20 apr
  • Tempo di lettura: 4 min

Ci sono luoghi in Italia dove il tempo non si è fermato: si è semplicemente depositato. Borghi di pietra, vicoli silenziosi, case che portano ancora i segni di chi le ha abitate. Per decenni il mondo li ha lasciati alla loro quiete.


Daniele Kihlgren ha fatto il contrario: ha costruito su quella quiete uno dei modelli di ospitalità più studiati al mondo.



Un filosofo tra le rovine

Kihlgren è una figura difficile da classificare. Cresciuto a Milano in una famiglia di industriali del cemento, laureato in filosofia a Napoli in una città che definisce "estrema", ha vissuto una giovinezza irrequieta che lo ha portato, quasi per caso, a fare la cosa più lontana dall'imprinting ricevuto: comprare e restituire alla vita ciò che il progresso aveva abbandonato.


La formazione filosofica non è un dettaglio biografico secondario: è la lente con cui legge il territorio, il patrimonio, il tempo. Quando parla di borghi abbandonati non parla di opportunità immobiliari: parla di identità collettiva, di memoria stratificata, di una forma di bellezza che il mercato non sa ancora prezzare e che lui, con ostinazione quasi maniacale, si è impegnato a preservare esattamente com'è.


Un'ospitalità senza scenografia

Il principio che guida ogni intervento è formulato con la precisione di un assioma: il fascino di un luogo è inversamente proporzionale all'urbanizzazione che ha vissuto nel secolo scorso. Da qui discende tutto.


Acquistando una per una le case abbandonate di Santo Stefano di Sessanio, sull’Appennino abruzzese, Kihlgren dà vita nel 2004 a Sextantio: uno dei primi progetti di ospitalità diffusa al mondo, e insieme visione filosofica e antropologica di ciò che un borgo può tornare a essere. Il nome è quello antico della città, un insediamento romano che sorgeva a sei miglia dal centro abitato più vicino, sull'altopiano dove ancora oggi cresce lo zafferano.


Per recuperare gli oggetti e le memorie del vissuto quotidiano, Kihlgren si è affidato all'antropologa Annunziata Taraschi, che ha intervistato gli anziani, registrato il loro vissuto, aperto ricordi, armadi e credenze, in collaborazione con il Museo delle Genti d'Abruzzo di Pescara.


Il risultato è un'ospitalità che resiste a qualsiasi classificazione convenzionale.


Le coperte sono fatte su antichi telai con la lana dei pascoli del Gran Sasso, che riempie anche i materassi. Gli interruttori sono di ceramica. I letti, i comodini, le sedie sono di totale recupero. Sulle mura sono rimasti i segni anneriti dei fuochi che i contadini accendevano nelle case senza camino.


L'unica concessione alla modernità riconoscibile sono gli arredi del bagno firmati Philippe Starck: bianchi, essenziali, scelti perché «devono farsi riconoscere come elementi alieni.»


Tra gli ospiti che hanno cercato questa esperienza: re Alberto del Belgio e la consorte Paola, George Clooney, Kiera Chaplin nipote di Charlot.


Non perché Sextantio sia lussuoso nel senso convenzionale, ma perché offre ciò che il lusso convenzionale non può più garantire: l'autenticità come condizione totale, non come scenografia.


I numeri di una rinascita

I risultati di Santo Stefano di Sessanio sono oggi citati come modello in convegni, università e istituzioni. Le strutture ricettive sono passate da una a ventitré.


Il numero delle attività, tra ristoranti, locali, botteghe artigiane, sta raggiungendo il numero degli abitanti: cinquantacinque su settanta residenti reali.


Un borgo che negli anni Novanta sembrava destinato all'abbandono definitivo ha invertito la tendenza demografica dopo generazioni di calo ininterrotto.


Il modello si è replicato a Matera, dove Kihlgren ha trasformato le grotte rupestri del Sasso Barisano in suite che oggi praticano tariffe superiori agli hotel convenzionali della città.


Ha poi acquisito altri borghi disabitati tra Abruzzo e Molise: Frattura Vecchia, Montebello sul Sangro, Martese nei Monti della Laga, Rocchetta al Volturno.


Nel 2016 questo lavoro ha meritato a Kihlgren il dottorato honoris causa in Beni culturali e territorio, conferito dall'Università Tor Vergata di Roma. Tre anni dopo, Condé Nast Traveler lo ha inserito tra le 25 personalità più influenti che hanno cambiato il modo di viaggiare nel mondo.



Il cerchio si chiude a tavola

A novembre 2025 il progetto Sextantio ha compiuto il suo passo più atteso: l'apertura di Sextantio Cucina, che ha portato a compimento venti anni di ricerca condotta sulle ricette tramandate oralmente dai residenti.


A guidare la cucina è Dino Como, che dopo quindici anni di formazione al fianco di Niko Romito al Reale di Castel di Sangro sceglie di restare nella sua terra per costruire un linguaggio personale che nasce dalla tradizione e parla al presente.


Una scelta che rispecchia esattamente la filosofia di Kihlgren: non importare eccellenza dall'esterno, ma riconoscerla e trattenerla dove già esiste.


Il ristorante si trova in un palazzo sottoposto al vincolo della Soprintendenza, restaurato con lo stesso rigore conservativo dell'albergo: due grandi archi in pietra, un camino centrale, tavoli e sedie precedenti al Novecento, vasellame in ceramica ispirato alla ricerca etnografica.


Una lezione per chi sa ascoltare

Kihlgren non è un imprenditore nel senso ordinario del termine.


È qualcosa di più difficile da classificare: un uomo che ha scelto di investire non in ciò che il mercato già prezza, ma in ciò che il mercato non ha ancora imparato a vedere. La distinzione tra visione culturale e strategia patrimoniale, nel suo caso, non è mai stata del tutto chiara. Forse è proprio questa ambiguità la lezione più profonda che il suo lavoro consegna a chi sa ascoltare.


È la stessa visione che guida Krhome nella selezione delle proprietà: luoghi che hanno una storia da raccontare, un'identità da preservare, un valore che il mercato non ha ancora finito di scoprire.


Chi possiede un immobile con questa storia, potrebbe avere tra le mani un asset dal potenziale ancora inespresso.


Riconoscerlo e tradurlo in una strategia concreta è esattamente il lavoro che Krhome fa ogni giorno, al fianco di chi ha ereditato la storia e vuole darle un futuro.

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