Paolo del Gallo di Roccagiovine: il custode del sacro nella natura
- 23 mar
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Nel panorama dell’arte contemporanea italiana, il nome di Paolo del Gallo di Roccagiovine si impone come quello di un artista rarefatto, immerso in un dialogo continuo tra natura, storia e sacralità.
Nato a Roma nel 1995, del Gallo si diploma con il massimo dei voti all’Accademia di Belle Arti di Roma, dando inizio a una carriera già segnata da una forte identità estetica e poetica.
A partire dalla sua prima personale Dio salvi lo stagista del 2020, ospitata alla Galleria del Cortile in Via del Babuino, l’artista affianca alla produzione pittorica un’intensa attività di restauro e interventi decorativi in palazzi storici e ambasciate in Italia e in Europa, consolidando il suo rapporto diretto con gli spazi della memoria.

Un’estetica tra natura, simbolo e identità
Il lavoro di Paolo del Gallo è una continua indagine sul mondo naturale: farfalle, aironi, gazze, svassi e creature alate ritornano nelle sue opere come emblemi di un rapporto ancestrale fra uomo e ambiente. L’artista coglie nel regno animale una sorta di alter ego dell’essere umano, un riflesso dei suoi caratteri più irrazionali e profondi.
La natura per del Gallo non è solo soggetto, ma forza provvidenziale, regolata da un equilibrio di contrasti, da un intelligente disegno che l’uomo è chiamato a proteggere, non dominare. L’artista stesso afferma di aver “scovato nel divino un’importanza sacra quasi indistruttibile” da restituire alle creature che ci circondano.
Naturalis Historia: il microcosmo che diventa arte
Tra le mostre più significative della sua carriera recente, Naturalis Historia rappresenta un manifesto poetico della sua visione. Esposta a Roma presso la Galleria Sospesa dal 18 gennaio al 10 febbraio 2024, la mostra è stata curata da Chiara Cianni e realizzata in collaborazione con la fondatrice Marta Banci.
Il titolo rimanda all’opera enciclopedica di Plinio il Vecchio, suggerendo un intento di catalogazione dell’universo sensibile: un archivio poetico in cui del Gallo ricombina naturalia e artificialia, fondendo elementi naturali con reliquiari, porte, specchi e oggetti antichi.
La mostra si configura come un percorso immersivo:
rami di betulla che irrompono dall’alto, ospitando farfalle selezionate dall’artista;
uccelli ritratti come icone sacre su superfici specchianti;
materiali come vetro, specchi e oggetti votivi che richiamano una tradizione iconografica cristiana, reinterpretata in chiave contemporanea.
Il risultato è un ambiente sospeso tra misticismo e metamorfosi, in cui la natura diventa soglia, simbolo e manifestazione del divino.
Il rapporto con gli spazi storici
Del Gallo utilizza spesso oggetti e architetture storiche come strutture attive, non come semplici sfondi. Nella sua pratica, ogni intervento modifica la percezione dell’ambiente e dialoga con la memoria custodita nei luoghi.
Dal restauro di ambasciate europee alle collaborazioni artistiche in Messico e negli Stati Uniti, fino ai progetti site-specific come l’intervento murale presso Villa Europa per la Delegazione dell’Unione Europea alla Santa Sede, la sua ricerca si espande oltre la tela verso un’idea di spazio come organismo vivo.
Il suo stesso atelier romano in Via del Babuino non è un semplice luogo di lavoro, ma una parte integrante della sua opera, un ecosistema creativo che riflette la sua idea di fusione tra arte, storia e natura.
Paolo del Gallo di Roccagiovine rappresenta oggi una voce capace di riportare al centro dell’attenzione il valore del mondo naturale come manifestazione del divino e specchio dell’identità umana. La sua arte non osserva la natura: la celebra, diventando un atto di custodia e di consapevolezza, un invito a riconoscere la sacralità del vivente.
In un mondo in cui l'abitare contemporaneo cerca sempre più connessioni con estetica, natura e cultura, la sensibilità di artisti come Paolo del Gallo risuona con la filosofia di boutique agency come Krhome Real Estate.
Una visione che valorizza bellezza, storia e qualità degli spazi, si intreccia naturalmente con un’arte che trasforma gli ambienti in luoghi di contemplazione e identità. Un incontro raffinato tra estetica abitativa e linguaggio artistico, dove l’abitare si fa narrazione autentica e personale.





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