La rivincita delle pareti
Per anni, abbattere una parete è sembrato il modo più immediato per rendere una casa contemporanea.
Cucina, soggiorno e zona pranzo si sono fusi in un unico ambiente, sempre più ampio, luminoso e flessibile. Nel mercato immobiliare, l’open space è diventato quasi un sinonimo di modernità.
Oggi, però, alcuni segnali suggeriscono che questa idea stia evolvendo.
Non necessariamente per tornare alla casa tradizionale, divisa in stanze separate. Piuttosto, per recuperare qualcosa che il grande spazio continuo rischia di perdere: la possibilità di vivere ambienti diversi, ciascuno con una propria funzione e atmosfera.

Oltre lo spazio aperto
Nel settembre 2026, Architectural Digest ha affrontato direttamente la questione: l’open space è davvero superato?
La risposta raccolta tra architetti e professionisti immobiliari è meno netta di quanto suggeriscano i titoli sulle nuove tendenze.
Gli ambienti aperti continuano a essere apprezzati per la luminosità, la fluidità e la possibilità di condividere le attività quotidiane. Ma cresce anche l’esigenza di spazi dedicati, soprattutto per lavorare, leggere o ritirarsi dal resto della casa.
Il cambiamento, quindi, non consiste nell’eliminare l’open space, ma nel ripensarlo.
Anche il Los Angeles Times, in un articolo dedicato alle nuove direzioni dell’abitare di fascia alta, descrive una crescente attenzione verso il cosiddetto zoned open plan: ambienti che rimangono collegati, ma recuperano una propria identità attraverso librerie, schermature, variazioni di materiali, illuminazione e arredi.
La continuità visiva non deve più significare necessariamente uniformità.
Il ritorno delle soglie
In Italia, questa sensibilità si ritrova in alcuni progetti residenziali che scelgono di non cancellare del tutto le separazioni.
A Torino, nello studio dell’appartamento Vice 001, Tanaka|Tomidei ha preferito una distribuzione semi-aperta al classico open space. Un arco rovesciato mette in comunicazione cucina e soggiorno senza fonderli completamente, mentre il corridoio diventa parte dell’esperienza architettonica, costruendo prospettive e sequenze visive.
A Milano, un progetto di New Landscapes utilizza boiserie, arredi integrati e nicchie per accompagnare il passaggio tra soggiorno, sala da pranzo e studio. Gli ambienti dialogano, ma non perdono la propria identità.
Sono progetti diversi, accomunati da una scelta: non considerare ogni separazione un ostacolo da eliminare, ma uno strumento attraverso cui dare forma allo spazio.
Una casa, molte esperienze
A rendere interessante questa evoluzione è il modo in cui cambia la domanda progettuale.
Una cucina può restare il centro della vita domestica senza coincidere con l’intero spazio sociale.
Un soggiorno può essere aperto e conviviale, mentre una biblioteca o una piccola stanza raccolta offrono un’esperienza completamente diversa.
In alcuni casi bastano interventi leggeri: porte scorrevoli, una parete vetrata, una nicchia o una disposizione più attenta degli arredi. In altri, il progetto richiede una revisione più profonda della distribuzione interna.
Il risultato non è necessariamente una casa più grande o più piccola. È una casa che permette di scegliere come utilizzare lo spazio, a seconda del momento.
Una nuova idea di qualità
Il tema diventa particolarmente interessante nel luxury real estate.
Per molto tempo, la percezione di ampiezza è stata uno degli elementi più immediati attraverso cui comunicare il pregio di una proprietà. Grandi aperture, ambienti continui e prospettive senza interruzioni contribuivano a trasmettere un senso di libertà.
Oggi alcuni progetti suggeriscono una domanda complementare: quanto vale uno spazio se non riesce ad adattarsi alle diverse esigenze di chi lo abita?
Una proprietà ben progettata può offrire convivialità e riservatezza, apertura e raccoglimento, ambienti condivisi e luoghi in cui isolarsi.
Non si tratta di attribuire automaticamente più valore alle case con più stanze, ma di riconoscere l’importanza della distribuzione e della flessibilità nell’esperienza abitativa.
È una distinzione rilevante anche quando si valuta un immobile da ristrutturare: abbattere una parete non migliora necessariamente una casa, così come conservarla non significa rinunciare alla contemporaneità.
Il lusso di poter scegliere
Dopo anni in cui l’open space ha rappresentato una delle immagini più riconoscibili della contemporaneità, alcuni progetti riportano l’attenzione sulla varietà degli ambienti, sulle prospettive e sul modo in cui ogni spazio invita a essere vissuto.
È una direzione da seguire, perché potrebbe cambiare anche il modo in cui valutiamo una proprietà: attraverso la qualità della luce, le relazioni tra gli ambienti e le possibilità che offre nella vita quotidiana.
Perché, alla fine, una casa ben progettata è quella che offre la libertà di scegliere come utilizzarla.





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